Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti

Giuseppe Marra
Con questo racconto ha vinto il sesto premio del concorso Club Poeti 1999, sezione narrativa
 
 
In quel metrò...
 
Non dimenticherò mai quel volto sorridente in quell'assurdo metrò di Londra, in un pomeriggio torrido d'estate del 90.
 
Salii di fretta a Paddington, mi dirigevo a Finsbury Park, dove avevo affittato un camera, tornavo dalla lezione d'inglese in una delle tante scuole per stranieri. Faceva davvero caldo, un caldo afoso, soffocante e lo sentivi ancora di più a causa della cappa di smog che sovrastava costantemente quella città così grande, enorme. Nonostante il clima, amavo Londra che era sempre stata un obiettivo dei miei sogni d'adolescente, amavo il movimento di gente di innumerevoli razze, le scritte luminose di sera a Piccadilly Circus, i negozietti caratteristici di Oxford Street e l'affascinante British Museum e la National Gallery che visitai più volte. Amavo sentire la lingua inglese, nonostante le difficoltà di comprensione e ce la stavo mettendo tutta per impararla, perché mi sarebbe stata di grande utilità per il mio futuro. Quello che avevo riscontrato però, era, come del resto in gran parte delle grandi città, una certa freddezza, una singolare freddezza delle persone per strada. È certamente bello vedere la gente che si muove, ma se li guardi in viso anche solo per un attimo, intravedi nella loro espressione ansia, paura, affanno e voglia d'arrivare in fretta dove si sono proposti d'arrivare: a casa, in ufficio, a scuola. Arrivare ad occupare posti di rilievo: la cosiddetta carriera. Insomma si leggevano in ogni volto i segni di una disperazione dovuta al progresso, all'egoismo costruito nel tempo, all'aver dimenticato se stessi, al correre senza riflettere. Rimasi in quei giorni un po' sconcertato da questa mia osservazione che mi fece riflettere su dove può andare il mondo e mi portò a chiedermi: la maggioranza della gente è così superficiale?
Ma poi salii su quel metrò affollatissimo che quasi mancava l'aria e come sempre una voce metallica nascosta gridò: «Mind the gap», attenti allo scalino. Dopo essermi infilato come un microbo tra i viaggiatori ormai posizionati, raggiunsi qualche centimetro quadrato di spazio, come una scimmia m'attaccai all'asta fissata al tetto cercando di stare in equilibrio. Così passarono alcune fermate in quella posizione e la folla non voleva diminuire. Poi, finalmente, davanti a me si liberarono alcuni posti e immediatamente, come un avvoltoio, mi buttai occupandone uno senza indugio. Ed ecco che di fronte a me vidi un volto di ragazzo che sorrideva, avrà avuto tra i venticinque e i ventotto anni, carnagione chiara, viso allungato, capelli sul rossiccio tirati all'indietro, poteva forse essere un irlandese e sorrideva o meglio rideva tra sé e sé in modo più che evidente. No, non era pazzo, si vedeva, semplicemente era felice.
Si notava che dai suoi pori traspariva felicità, gioia. Sorrideva e poi pensava, sempre con il sorriso sulle labbra ed è chiaro che immaginava la scena, l'oggetto o il soggetto che aveva fatto scaturire una tale gioia in lui e poi tornava a ridere sommessamente ed era impossibile non vederlo. Non voglio dire di non aver mai visto nessuno sorridere o ridere, ma come quel ragazzo certamente no. Aveva sul suo volto qualcosa d'eccezionale, di raro. Gioiva e chissà per cosa? Forse aveva fatto l'amore per la prima volta in vita sua, oppure aveva avuto qualche bella notizia o semplicemente rideva per una barzelletta molto divertente. Ma non credo a quest'ultima ipotesi e neppure che gioisse per una vendetta riuscita.
No, lui gioiva per qualcosa di bello, di straordinario che gli era accaduto e che stava silenziosamente vivendo dentro, mentre tutti attorno s'agitavano e pensavano ai progetti della giornata. Forse aveva incontrato Dio nella sua intimità. Il metrò arrivò alla mia stazione e io dovetti scendere di fretta, trascinato dalla folla, mentre ancora avevo lo sguardo puntato su quel giovane.
Scesi e lo rividi attraverso i finestrini, mentre il treno riprendeva affannosamente la sua corsa. Era lì, solo, con il suo volto gioioso, mentre io m'accingevo a tornare in mezzo ad una folla esagitata in quella affascinante città.
Così, mi rimase solo un ricordo di un volto raro e felice, quasi un segno di speranza, in una società caotica ed indifferente.
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Classifica Concorso Club poeti 1999 sezione narrativa

 
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inseritoil 28 magio 1999