Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti
- Francesco Sicilia - L'amore anoressico
- Collana Le schegge d'oro (i libri dei premi) 14x20,5 - pp 84 - Euro 9,30 - ISBN 88-8356-348-4
Questo libro è stato stampato con il contributo de IL CLUB degli autori in quanto l'autore è segnalato nel concorso "J. Prévert 2002"
- Poesie
- Sempre penetrante nel disvelare le questioni irrisolte che tormentano più delle ferite e non dissetano l'assetato, Francesco Sicilia, attraverso una lenta seduzione poetica, offre i suoi versi che fanno a brandelli la carne, oltrepassano il nulla, fagocitano le decifrazioni e le false apparenze. Le sue parole pietrificate ed erose dai graffi della vita sono pervase da una profonda rinuncia implacabile ma infine sgorgano in abissale divorante Amore.
Massimo Barile
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Introduzione - Il caldo soffocante e il gelo non hanno parole nuove da comunicargli. Li ha ascoltati per un'infinità di tempo, ancora lo fa quando la tristezza si mimetizza tra i paesaggi del silenzio. È l'unico silenzio che non sopporta, asfissiante com' è. Ha bisogno di aria, l'amore anoressico, fosse pure avvelenata come spesso crede sia.
- L'aria trasporta le voci; vengono condensate in un perenne vortice mentale per confondersi, perché l'amore anoressico si ripete di non meritare amore, anzi, di non saper neanche definirlo. È altruismo, sacrificio accettato, intuito, speranza incrollabile, illusione? Cos'è? C'è un mondo intorno lontanissimo, solo a volte si avvicina: più che altro è la paura a crescere, quando la distanza diminuisce. L'amore anoressico sa che è la distanza a far sopportare la vita: se viene a mancare è il caos, il rumore, l'incontrollabile.
- Le domande che restano sospese giorno dopo giorno tormentano, ma non quanto le risposte che non si vuol vedere, o non si può.
- Il mondo è lontanissimo grazie al grasso tutt'intorno o al vuoto che vorrebbe intaccare persino le ossa: il punto nevralgico fa male al solo sfiorarlo, ma è protetto da mille involucri, o consumato a tal punto che persino l'aria riesce ad attraversarlo senza toccarlo. Questo si crede, almeno. La disperazione riesce ad essere forza costante, costantemente in bilico sul precipizio ma sempre pronta ad allontanarsene ad un soffio dal lasciarsi andare completamente. Precipitare sarebbe riconoscersi sconfitti, così come amare apertamente: è un rischio che ha un sapore, e uno solo è intollerabile. Tutti, possono essere sopportati, perché nella confusione è possibile fuggire.
- L'amore anoressico fugge, teme di invischiarsi nella spirale della complessità. Ma può un amore essere semplice? Poche emozioni, poche espressioni del viso, pochi movimenti del corpo, in un conoscersi essenziale ma non per questo meno profondo. Sono in tanti, sempre in troppi, a bollarlo come povero, vuoto, quasi desolante, ma chi sceglie di viverlo si è accorto che la miriade di suoni, luci, parole, resta sulla superficie come uno specchio che distoglie dalla profondità, mentre pochi hanno il coraggio di andare oltre. Questo sguardo più acuto è una maledizione, più che un dono? Intanto è qui, fa vedere oltre le scintillanti frenesie che riflettono l'immagine di chi non sa o non vuole fermarsi.
- Fuggire, fermarsi... L'amore anoressico sa fare l'una e l'altra cosa; a volte quasi contemporaneamente, talmente repentino è il passaggio da un estremo all'altro. Si rallenta, fin quasi a toccare l'essenza del dolore, ma un attimo prima di riuscirci il rifiuto prepotentemente chiede di essere ascoltato. Allora è di nuovo fuga nella direzione opposta; non importa se nella corsa le ferite sanguinano copiosamente, si è talmente abituati ad esse da vederle quasi come un conforto. Almeno, questo si crede. La stessa solitudine, forse la ferita più profonda, quella che afferra anche in mezzo alla folla con una morsa agghiacciante, sembra più sopportabile delle complicazioni sentimentali.
- L'amore anoressico spesso si lascia abbagliare dalla convinzione che per evitare dolori, nuovi dolori, occorra ritrarsi: si resta soli mentre le parole pronunciate sono troppe leggere, non nascono nelle profondità dell'anima; si resta soli perché non ci si conosce, né si rischia di conoscere. Le sfumature appaiono insopportabili, oltre che quasi inafferrabili. Ma l'amore anoressico ha già visto le sfumature, tutte quelle che è possibile vedere, nell'istante in cui è nato: incrociando uno sguardo e fermandosi, indugiando. Nello sguardo che si rivela c'è il brivido della tenebra, dello sconosciuto, ma dopo la prima scintilla può scoccarne un'altra, e un'altra, in una sorpresa continua che non cerca clamori né rivincite sul dolore.
- È questo l'amore anoressico? Talmente quieto e ritroso da non apparire che a due sguardi. Tutti gli altri, non potranno che condannarlo: non lo conosceranno, mai, neanche se e quando si lascerà illuminare dal sole. Non è quella la luce che lo nutre, ma un'altra meno appariscente: può essere racchiusa tutta tra le dita delle mani che si stringono, incantate da un calore mai cercato davvero, altrove. Averlo trovato è come riempire il vuoto, è come nutrirsi senza l'ossessione che sfinisce e consuma. Quelle continue voci in testa, vive e pulsanti nel continuo maledirsi di esser nati, svaniscono. Non hanno più consistenza, nell'amore anoressico: le lascia morire, ne ha la forza perché sa che è nato qualcos'altro.
- Tutto è racchiuso nello sguardo incrociato, come una rinascita disperata e vera.
Poesie
- Per me poesia
- seduci
- ciò che di vivo
- ancora appare,
- forse balenìo
- incomprensibile,
- forse rimedio
- alla lunga fatale.
- Per me poesia,
- in un attimo libero.
- In quell'attimo.
- Di aver saputo
- confonderti, mi dolgo
- nel ridestarmi
- troppo lento, antichi
- e appariscenti
- accumuli di sogni
- spezzati alla rinfusa.
- Allineandoli
- come barattoli di calorie,
- classificandoli
- per segni ombrosi,
- li avrò.
- Da far star male
- l'assenza.
- Posso ingoiare
- l'evanescenza?
- Il contatto è nell'aria.
- Da inverni remoti,
- dall'attesa,
- tu ora qui.
- Da sempre,
- anche se i ricordi
- non ti seguirono.
- Trema, solitaria paura:
- che nell'aria sia
- un confonderti
- nella mia solitudine.
- Il corpo del primo risveglio
- è già dilatato,
- ma domande ancora
- quiete si affacciano.
- Più in là nel tempo,
- saprà del curvarsi
- di spalle prosciugate
- dalla giornata.
- C'è spazio per il cuore
- spaventato dalla ribalta:
- potrebbe riconciliarti
- con altre ore.
- Libera i capelli
- dalla notte sudata,
- guardali solo allo specchio
- del mattino.
- Allungali con le dita,
- ricordi?
- Quando una ciocca
- riflette luce,
- la vita è possibile.
- Tra le dita, consumata
- la matita
- riporta alla malattia
- della ricerca.
- Una parola schiude
- alti portali
- pesanti.
- In passi sciolti
- attraversarli,
- senza conoscerne
- l'ancora insopportabile
- segreto.
- Prima che riprenda
- nelle risvegliate luci
- a ricordarti,
- hai altri sguardi
- da rivolgermi?
- Col mento cadente, quieto,
- di te ho l'immagine
- più trasparente:
- sentinella perenne e tesa,
- provi a tranquillizzarti
- e a chiedere,
- ascoltando risposte
- che ti parlano chiaro.
- Pochi, evanescenti,
- ma se a richiamarli
- indugi, ti accorgi
- di graffi e abrasioni:
- la vita delle notti
- stanche è ancora
- troppo furore.
- Intensi nel sogno,
- i movimenti tra noi
- languono:
- stringimi gli occhi,
- i tuoi sanno farlo.
- Veglie, lungo
- sconcerto.
- Immortalati e soli
- a divorare vaste praterie
- di erbe notturne,
- ingrigite dall'alba.
- Al cospetto
- di ogni briciola
- che si fa avanti.
- In tutti gli angoli del mondo,
- occhi rivolti
- a confluenze di linee.
- L'angolo specchia
- il mio restringermi.
- Le dita sul vertice,
- incerte sulle linee:
- seguendo l'una o l'altra,
- non approderò ad altro vertice?
- Sarà nell'aria
- l'incertezza,
- dovrò conoscerla.
- Spezzando frecce avvelenate,
- affiancarla.
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Ins. il 25-09-2002