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FEMMINILITA' DISABILE
una Riflessione di Manuela Filippozzi
- Mi chiamo Manuela Filippozzi, ho venticinque anni,
sono disabile motoria fin dalla nascita.
- Amo esprimere me stessa per mezzo del linguaggio
poetico e pittorico. I miei versi, sono composti con parole semplici ma profonde; i miei
dipinti esprimono sentimenti cromatici. Per me scrivere poesie e dipingere significa
rivolgermi a me stessa come si fa con un diario. Amo fare diverse esperienze, e conoscere
gente nuova che mi aiutano a crescere e maturare. Amo l'arte in genere, ed ogni forma di
espressione. Leggo molti libri, autobiografici, oppure umoristici. Sono una ragazza
allegra ed estroversa che ama la vita.
- Con quest'articolo, voglio esprimere la mia opinione su
come andrebbero considerati i disabili, soprattutto le donne che, spesso, sono emarginate
dalla società; se poi sono disabili lo sono ancora di più.
- In una normale famiglia, una ragazza è preparata per
avere una propria vita familiare, come sposa, e madre. Per quanto riguarda invece
l'educazione della donna disabile, all'interno della famiglia, posso dire che, rispetto ad
altri paesi esteri, forse noi italiani siamo ancora molto indietro, perché la mentalità
della gente, in genere non considera una donna disabile in quanto donna, con tutti i suoi
desideri e problemi, ma la considera soltanto una persona, da curare, osservare,
coccolare, viziare come un'eterna bambina, nei casi più rosei, oppure un individuo di cui
vergognarsi.
- E' ovvio che, avendo a che fare con disabilità gravi
questo tipo di discorso si accentua nei suoi molteplici aspetti. In generale, un disabile
è considerato una persona, e non un uomo o una donna, con diritti e doveri, che di solito
hanno i così detti "normali", ad esempio a un disabile difficilmente è
concesso, la possibilità del matrimonio o della maternità, io penso che pur con tutte le
difficoltà che sorgono, se due disabili intendono sposarsi in modo responsabile perché
negarglielo?
- Tutto nel limite del possibile ovviamente; anche perché
disabili non solo si nasce ma lo si può diventare, in seguito ad incidenti e malattie.
Perciò cominciamo, a renderci conto che il disabile non è un semplice paziente da
studiare per sperimentare o fare delle conferenze.
- Noi disabili abbiamo sentimenti, paure, opinioni, desideri
come tutti gli esseri umani. Forse è anche colpa della società, dei mass media, che
impongono delle regole per me assurde, bellezza e perfezione e non intelligenza, simpatia,
e voglia di vivere. Sono d'accordo che anche l'occhio voglia la sua parte, ma non tutto
quello che luccica è oro. Se i genitori dei disabili, dessero un'educazione giusta, una
buona preparazione alla vita adulta, senza privilegi e discriminazioni il disabile avrebbe
il desiderio di crescere, ed invecchiare, giustamente senza restare bambino per sempre,
cosa che accade molto spesso.
- Questo difficile compito non solo va ai genitori ma a
tutta la comunità, a cominciare per primo dal non considerare una persona su di una sedia
a rotelle come una povera indifesa, ammalata, senza cervello, ma a trattarla con rispetto
e non con pietismo, o peggio, ignorarla come se non ci fosse. E' necessario un
comportamento normale, come si ha con gli amici.
- Gli uomini disabili, hanno un vantaggio rispetto alle
donne disabili, in quanto un uomo con una donna senza disabilità accanto è più aiutato
in casa. La donna è più paziente, non privilegia l'aspetto fisico o, per lo meno, non
gli da molta importanza. Tra una donna disabile e un uomo senza disabilita è molto
difficile la convivenza in quanto un uomo, in genere, è attratto dai modelli di bellezza
femminile imposti dalla società, per i quali una donna deve essere bella, senza ausili
ortopedici, altrimenti tutti riderebbero di lui, provocando la sua vergogna. Poi, in casa,
un uomo tutto non può fare, avendo un lavoro, perciò ha bisogno di un aiuto domestico e
di molta disponibilità economica, e molti aiuti per lui e soprattutto per lei.
- Nella nostra società è veramente ora di cambiare il modo
di valutare le persone, al di là dall'aspetto fisico. Con un corretto comportamento, si
possono abbattere gli ostacoli sociali e culturali, formando delle persone consapevoli, e
adulte, come di norma dovrebbe essere per tutti.
- Quindi, per me non bisogna fare distinzioni, se uno è
disabile o no, siamo uomini e siamo donne come tutti, quindi abbiamo doveri e diritti
uguali.
Manuela
Se volete mettervi in contatto Manuela questo è il suo
indirizzo di e.Mail manu@onw.net
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