Autori contemporanei
affermati, emergenti ed esordienti

Emanuele Damilano
Con questo racconto ha vinto il quinto premio al concorso
Il Club dei Poeti 2004, sezione narrativa

Luglio
 
 
Apri gli occhi.
Li apersi e non capivo.
Intravedevo il soffitto di una stanza, troppo alto e pulito per essermi familiare.
Un quadro di fronte al mio letto sembrava sostenere l'intera parete con il suo chiodo. Era vecchio e sfoggiava con fierezza la firma del suo pittore.
Sapevo che non aveva un gran valore, ma decisi di non dirglielo, perché avevo paura di offenderlo.
Sotto il quadro, una sedia solitaria non aveva nulla da dire.
Sprofondai sotto le lenzuola, rinunciando a pensare, ma quando riemersi mi trovai faccia a faccia con il comodino. "Prière de ne pas déranger" recitava una targhetta appoggiata sopra. Il piacere allo stato puro si diffuse in tutto il mio corpo: quella splendida sensazione che provi quando ti svegli la mattina sapendo che devi alzarti e poi, improvvisamente, realizzi che è Domenica.
Ero a Parigi e penso proprio che fosse Domenica.
Mi alzai alla ricerca di uno spazzolino e, nel frattempo, diedi un'occhiata al mondo fuori dalla mia piccola finestra d'albergo: i rami di un albero in primo piano e la Senna che scorreva placida, una piccola strada, le auto.
Ero sicuro che sarebbe successo qualcosa a turbare quella quiete, ma mi sbagliavo.
Mi lavai tranquillamente e indossai una camicia hawaiana, perché quelle in tinta unita erano finite, poi presi le chiavi e uscii.
 
La strada era sufficientemente larga per camminare, pensare alla colazione e gustare l'immagine di una città che si sveglia.
Alcune macchine d'epoca dall'aspetto ancora assonnato attirarono la mia attenzione, ma passai subito oltre, deciso a non perdermi il resto.
La strada era ora in leggera pendenza e le insegne dei negozi conducevano direttamente verso la cima della salita.
Un uomo dall'aspetto educato fece la sua comparsa sulla scena e tutto mi parve assumere un nuovo significato. Osservai il soprabito nero e il cappello e ne dedussi che si stava recando in chiesa.
Giunto in cima alla salita, scrutai la strada davanti a me e decisi di fare colazione al "Café du général George Crook", perché era il più vicino.
Non appena la porta del locale si dischiuse venni avvolto dal soffice odore di mille sigarette. Le note di una vecchia canzone scivolavano allegre tra le morbide volute di fumo, mentre il vecchio pianista accarezzava il suo pianoforte.
Sedetti ad un tavolo non troppo distante dalla finestra e ordinai una birra e delle brioche. Centinaia di cappelli da cowboy tappezzavano le pareti del locale e, dietro il bancone, una foto color seppia ritraeva il proprietario con un winchester in mano.
Ero quasi sicuro che l'uomo alla cassa fosse John Wayne.
Quando uscii dal caffè la vita aveva ormai ripreso a scorrere: il venditore di topolini meccanici osservava la sua merce girovagare confusamente sul marciapiede, mentre una signora si teneva da parte disgustata. I piccioni si agitavano sui fili della luce e i tram correvano veloci sulle rotaie, mentre il cuore di Parigi riprendeva a battere.
Discesi silenziosamente il boulevard e percorsi il lungosenna fino a raggiungere Pont St-Michel. Qualche settimana addietro avevo stretto amicizia con un giovane bouquiniste, che in cambio di qualche sigaretta mi permetteva di riporre cavalletto, fogli e matite in un vano della sua bancarella.
Renè si crogiolava al sole, seduto accanto ai suoi libri con le gambe accavallate e il cappello aggiustato sulla testa. I manifesti sdruciti ondeggiavano lievemente sopra le lunghe file di volumi. Fred Astaire ammiccava elegante da una vecchia cartolina.
Presi l'attrezzatura e me la misi sottobraccio, salutando il mio giovane amico.
Fare ritratti e caricature era un modo per sentirmi parte di quella città.
La questione ora era decidere in quale parte della città avrei fatto ritratti e caricature.
 
La piazza era radiosa, elegante, bellissima: sgorgava dalle fontane e s'insinuava tra la gente, risaliva le basse scalinate e si arrampicava su per i lampioni, gli alberi e i palazzi, protendendosi verso il cielo.
Sistemai a terra il cavalletto e mi misi a sedere.
Le persone confluivano lentamente in quel grande salotto libero, aperto a tutti, dove ognuno avrebbe trovato posto.
La piazza offriva ristoro a chi era stufo di correre contro il tempo.
Mi concentrai sulle piccole tragedie che si consumavano all'ombra degli alberi, sulle panchine, nei negozietti: un giovane dai lunghi capelli scuri lanciava sguardi disperati alla sua ragazza, che sembrava indecisa tra una camicetta mimetica e un vestito lungo molto sensuale.
Appoggiato alla cassa, il venditore sorrideva soddisfatto.
Una baguette ripiena di tonno, insalata, pomodoro, maionese e cipolle venne incartata e acquistata e di lei non si seppe più nulla.
Il mio sguardo scivolò via, tra le gambe della gente.
Un vecchio beone si aggrappava al collo della sua bottiglia e la osservava commosso e riconoscente.
Un gruppo di turisti rosei e pasciuti osservava il vecchio con indignazione.
Poco distante una panchina verniciata di fresco tendeva tranelli ai passanti distratti.
La vidi.
Era seduta in cima alla scalinata e non aveva nulla a che fare con il frastuono della piazza. Le sue gambe erano dolcemente piegate contro il corpo, la testa reclinata sulle ginocchia. I capelli scendevano soffici sulle nude spalle.
La matita scivolò veloce sulla carta seguendo i contorni del viso.
Le sue labbra si dischiusero un poco, accennando un sorriso.
Disegnavo veloce per paura che sparisse. Le ciocche di capelli s'increspavano tra i riflessi del sole e scendevano come morbide cascate sulla pelle lucente.
Gli occhi cercavano incuriositi qualcosa e incontrarono i miei.
Ci fu un attimo d'imbarazzo.
<<Signore! Vuole una caricatura?!>> Avevo bisogno di un alibi per continuare a ritrarre. L'uomo si sedette, mettendosi in posa, ma io non avevo alcuna intenzione di accontentarlo. Volai con lo sguardo oltre le sue spalle, su per la scalinata:
la ragazza si era alzata e teneva gli occhi chiusi, rivolti verso il sole.
Era alta, slanciata, flessuosa.
<<Si può sapere cosa sta facendo?>> L'uomo della caricatura aveva notato il mio disinteresse per la sua fisionomia e si era sporto per dare un'occhiata.
<<Cosa vuole? Che sta facendo? Non lo sa che è vietato sbirciare l'opera, mentre l'artista crea?>> L'uomo si mise a protestare ed io tornai per l'ennesima volta con lo sguardo alla cima della scalinata.
Scomparsa.
Cercai febbrilmente in tutte le direzioni, tra i visi della gente, il frastuono e i colori.
Niente.
Guardai lo splendido ritratto e la piazza mi sembrò vuota, cupa, dolorosa.

 Clicca qui per leggere la classifica del
Premio Il Club dei Poeti 2004

Torna alla sua Home Page

PER COMUNICARE CON L'AUTORE mandare msg a clubaut@club.it
Se ha una casella Email gliela inoltreremo.
Se non ha casella Email te lo diremo e se vuoi potrai spedirgli una lettera presso «Il Club degli autori - Cas. Post. 68 - 20077 MELEGNANO (MI)» inserendola in una busta già affrancata. Noi scriveremo l'indirizzo e provvederemo a inoltrarla.
Non chiederci indirizzi dei soci: per disposizione di legge non possiamo darli.
©2004 Il club degli autori, Emanuele Damilano
Per comunicare con il Club degli autori:
info@club.it
Se hai un inedito da pubblicare rivolgiti con fiducia a Montedit
 
IL SERVER PIÚ UTILE PER POETI E SCRITTORI ESORDIENTI ED EMERGENTI
Home club | Bandi concorsi (elenco dei mesi) | I Concorsi del Club | Risultati di concorsi |Poeti e scrittori (elenco generale degli autori presenti sul web) | Consigli editoriali | Indice server | Antologia dei Poeti contemporanei | Scrittori | Racconti | Arts club | Photo Club | InternetBookShop |
 Ins. 17-08-2004