È uscito il n° 129-130-131-128
Maggio-Giugno-Luglio 2003
dell'edizione cartacea de Il Club degli autori
è stata spedita ai soci del Club degli autori il giorno 16 luglio 2003
 
In vendita nelle seguenti librerie
 
 
La redazione risponde
A proposito di «Poeti della domenica»
 
Con nostro grande piacere alcuni soci hanno raccolto il nostro invito a rispondere a Maurizio Cucchi, autore di un articolo apparso sul noto quotidiano La Stampa (vedi Il Club degli autori 127/128 n.d.r.) ed ecco le risposte:
 

 
Spett. Redazione,
Non ho avuto il dispiacere di leggere il testo dell'articolo direttamente su La Stampa, vi ringrazio quindi per averlo riportato.
È evidente che per il sig. Cucchi poeti «degni» sono coloro che, autorevolmente accovacciati davanti alle loro sudate carte, rassicurantemente protetti da un diploma di laurea, limando virgole e sostantivi, crepano lentamente dietro le loro creazioni ignorando che la vita è la fuori, non nei loro amati libri di testo soltanto capaci di ripetere in eterno il solito canto funebre.
Un mio professore diceva che gli esseri viventi si riproducono per via sessuata o asessuata - gli imbecilli si riproducono per insegnamento.
Quanto agli enti pubblici che regalano denaro, me ne sia graziosamente indicato uno; mi metterò in fila. Per quel che concerne poi i componimenti ispirati a mamme, nonne e gatti morti - vogliamo metterci dentro anche Pianto antico?
Ma via, torniamo in argomento. La verità è che in Italia la poesia «vera» (e suppongo, per conseguenza, la prosa «vera») sarebbe dunque quella che fuoriesce dalle aule magne del sapere e che, sia detto, gode di ogni tipo di favoritismi, in quanto, se l'autore è noto riesce a vendere praticamente qualsiasi idiozia (penso al Nome della rosa, odiosa saccenteria accademica, la peggiore, unita a scarsissime doti narrative, senza mettere in conto la totale ignoranza, voluta o reale, dell'ambiente storico, che fa sbocciare altri maleodoranti fiori dal titolo, per citarne uno, Come leggere Il nome della rosa - nella mia ignoranza da sinistra a destra, direi). Il signor Cucchi non fa altro che difendere a spada tratta, in ultimo, la poesia accademica, già in decomposizione e maleodorante come un cadavere, nel tentativo di dipingere chi si trova al di fuori appunto dai «soliti giri» come un bambino. Conclusione inevitabile: «Bene farebbero gli Efesi ad impiccarsi tutti, quanti sono nell'età adulta, e a lasciare il governo della città a fanciulli imberbi...» (Eraclito di Efeso)
Ho avuto la fortuna di leggere ultimamente il volume di una «poetessa della domenica» La legge dei miei occhi di Rossella Stefini, poesia viva e non più morta di un fossile come l'accademismo caro all'autore dell'articolo.
Grazie al cielo esistono ancora talenti immensi che pur senza vantare le idiote credenziali di un nome noto ai più riescono a soccorrere l'anima assetata di vita.
Che il signor Cucchi legga e, se riesce a comprendere metà del tutto, impari. Ne ha bisogno.
 

Davide Gorga, Albanella (Salerno)

 

Corrispondo molto volentieri all'invito, rivolto dalla redazione, ad esprimersi sulle affermazioni di Maurizio Cucchi nel suo recente intervento su La Stampa, dove uno di questi poeti noti e laureati che...«si muovono fra i nomi di piante poco usate», come avrebbe detto Montale, attacca e squalifica coloro che lui chiama poeti del sottobosco o della domenica.
 
Ebbene, paradossalmente non contesto nulla di quanto Cucchi dice, anzi mi ha fatto piacere.
 
Sono soddisfatto di essere un poeta della domenica perchè vuol dire che nei restanti giorni della settimana, come moltissimi altri, lavoro e produco, sono soddisfatto che si dedichino poesie alla nonna o ad animali domestici morti perchè si è in ottima compagnia (Guido Gozzano), sono soddisfatto di aver cantato l'amore perduto come Fabrizio De Andrè, poeta di cui sono fiero di essere concittadino, sono convinto che «Solo chi non ha scritto mai lettere d'amore fa veramente ridere» (Pessoa/Vecchioni). Del resto, l'eccesso e la pletora di premi letterari sono una realtà da molto tempo, per distinguere quelli seri da quelli meno seri penso basti un po' di buon senso, ma è anche vero che dai concorsi letterari di provincia, quelli dignitosi cui collaborano esperti (anche se non noti a livello nazionale) che da anni si dedicano con passione allo studio di scrittori e poeti, emerge la poesia della gente, dei fanciullini pascoliani che vivono dentro ciascuno di noi; matura così una voglia di dire e di farsi ascoltare, un sentimento collettivo che resterebbe sopito in tanti tristi cassetti chiusi.
 
E cosa c'è di male in questo, secondo il circolo dei pochi vati eletti ? Ah, dimenticavo, forse il male c'è, il difetto peggiore della poesia della gente è che quando si legge si capisce mentre la poesia di quei signori ha il requisito fondamentale di essere assolutamente incomprensibile. Un caro saluto
 

Ugo Colla, Riva Trigoso (Genova)

 

 
Gentile Montefameglio,
sono rimasto allibito nell'apprendere dalla rivista del Club di marzo-aprile dell'articolo "Alla faccia dei poeti" di Maurizio Cucchi, pubblicato su La Stampa del 16 u.s. (suppongo gennaio o febbraio). Allibito, esterrefatto, sconcertato, non so bene.
Il fatto è che io, «poeta della domenica» socio del Club degli autori, ho personalmente partecipato alla 2a edizione di un «Concorso Nazionale di Poesia 2002» indetto da un Comune siciliano che prevedeva la bellezza di Euro 3.000 per il vincitore delle due sezioni (lingua italiana e lingua araba).
La consistenza dell'importo mi aveva suscitato qualche dubbio (del tipo «lo avranno già assegnato a priori») così come il fatto che il bando prevedesse che «la cerimonia di premiazione avverrà in data e luogo che tempestivamente saranno comunicati agli interessati» (inter nos?). Comunque, il fatto che non fosse richiesta alcuna quota di partecipazione e, soprattutto, il fatto che tra i componenti della Giuria figurasse proprio Maurizio Cucchi mi convinsero a partecipare (per la verità conosco Cucchi solo di fama e tanto, all'occasione, mi bastò). Come mi aspettavo, non sono risultato tra «gli interessati» cui dovevano essere comunicati la data e il luogo della premiazione ma non è questo il punto, perché non lo sono stato neppure in numerosi altri concorsi cui pure ho partecipato.
Il punto è che, a mio modesto avviso, Cucchi è rimasto - diciamo eu-femisticamente - insoddisfatto di questa sua esperienza e allora si sente autorizzato a fare di ogni erba un fascio.
A mio giudizio, Cucchi farebbe meglio a svelare i retroscena del concorso in cui è stato coinvolto - sicuramente in buona fede - anziché «sparare ad alzo zero» contro «i poeti della domenica», colpevoli solo di«fare la gavetta» dei concorsi per cercare un po' di spazio in un panorama editoriale asfittico in cui «carmina non dant panem» per nessuno (tanto meno per i «poeti della domenica» che, secondo le mie stime, oggi in Italia sono almeno un paio di milioni).
 
Grazie dell'ospitalità e cordiali saluti
 

Dante Goffetti, Bergamo

 

secondo classificato al premio Jacques Prevert 1999-2000 e, come tale, autore esordiente nel catalogo del Club degli autori

 

 
In risposta a quanto detto dal dottor Giuseppe Bertola di Torino a proposito dei «Poeti della Domenica» nel numero di marzo aprile 2003, devo dire che la sua considerazione, riguardo il giudizio espresso da M. Cucchi su un numero della Stampa, può ritenersi in parte giusta. Secondo il mio punto di vista entrambe le posizioni sono esatte. Sono d'accordo con il dottore sul fatto che l'atteggiamento di certi eminenti personaggi del mondo letterario verso i poeti di sottobosco è deplorevole. È deplorevole il tono con cui il noto poeta usa la sua notorietà per disprezzare tutti coloro che ne stanno fuori e adoperi un tono ironico nell'evidenziare gli stessi che in buon fede rispondono ai concorsi letterari. Ma è altrettanto vero che molte associazioni letterarie mancano di specializzazione e sono pronte a valutare non la qualità dell'opera, ma, come detto dal Cucchi, la poesia della domenica, cioè quella dell'occasione. La mancanza di un'accurata selezione è il male maggiore presente nell'attuale panorama, di cui bisogna tener conto. Perciò salvo il tono realistico apparso sull'articolo della Stampa, ma nello stesso tempo condanno associandomi al Bertola il modo di ironizzare e disprezzare la molteplicità dei concorsi letterari e dei poeti, che un critico intelligente dovebbe considerare come segno di civiltà e cultura di un paese. Un'altra piccola considerazione sulla riposta data dalla redazione: l'eminente vate non è deto che sia bravo. La notorietà, infatti, molto spesso non basta da sola a rendere qualitativamente buona una poesia. Inoltre M. Cucchi non ha bisogno di partecipare ai concorsi letterari, lui vive di notorietà e ci si «sguazza»!
 

Susanna Pelizza, Roma

 

 
I Premi Letterari
Vorrei sapere chi li ha veramente inventati. Forse il Signor Oscar? O il Commendator Nobel?
Probabilmente quest'ultimo, visto che tale dignità onorifica spetta agli industriali, quindi a coloro che creano, che producono.
Bene, i Premi Letterari ci sono per vincere e non solo per parteciparvi. Che orrore ottenere il primo posto in ex aequo!
Come si fa a dividere una corona d'alloro, senza macchiare d'indegnità uno dei due concorrenti?
O vince l'uno e si mette da parte l'altro oppure è meglio non aderire.
Vi sono Premi dove, a chi non vince nulla (la maggior parte dei partecipanti), viene conferito un attestato di partecipazione. E a che serve? Forse ha il valore dei punti della Mira Lanza, (con cinquanta attestati vinci la Super Palma di Brooklin, ma senza correre forsennatamente sul ponte, vizio di una nota attrice italiana).
Con cento attestati, ti laurei Poeta Magno e otterrai la dote del Grande Re Carlo. Premi Letterari, che passione! Ti elencano i componenti di una qualificata giuria, (svolgono tutti altre attività, forensi, chirurghe, manuali e pratiche), che in appena un mese deve esaminare, con profonda concentrazione, centinaia di elaborati e designare, con assoluta imparzialità e serenità di giudizio, il o i vincitori.
La tassa di partecipazione Obolo inevitabile per le spese organizzative e la buona riuscita della manifestazione. Lo stesso Ministro delle Finanze non si è accorto che esiste quest'ennesimo balzello. Se lo sapesse penso che inventerebbe un'imposta per tassare ulteriormente la tassa di partecipazione.
Ergo, partecipate e fate partecipare, scrivete e fate scrivere, votate e fate votare. fate il vostro dovere di Italiani fino in fondo! Come quando vi recate in massa alle urne elettorali, dimostrando periodicamente alto senso civico e specchiata lucidità politica.
 

Fedel Franco Quasimodo, Milano

Torna all'inizio  
 
 

IL SERVER PIÚ UTILE PER POETI E SCRITTORI ESORDIENTI ED EMERGENTI
Home club | Bandi concorsi (elenco dei mesi) | I Concorsi del Club | Risultati di concorsi |Poeti e scrittori (elenco generale degli autori presenti sul web) | Consigli editoriali | Indice server | Antologia dei Poeti contemporanei | Scrittori | Racconti | Arts club | Photo Club | InternetBookShop |
© COPYRIGHT 2003 RIPRODUZIONE VIETATA
È concessa ai navigatori Internet la stampa di una copia ad uso personale

Realizzato dail server dell'associazione no-profit "Il Club degli autori" che ospita riviste virtuali di cultura e arte

ottimizzato per Netscape